Settembre e casa: come ripensare gli spazi per vivere meglio

La fine delle vacanze, per chi ha avuto la fortuna di farle, e il rientro in città", sono sempre un momento un po’ particolare: non siamo più davvero in vacanza, ma non siamo ancora completamente dentro alla routine, è una specie di terra di mezzo nella quale iniziamo, inevitabilmente, a pensare a tutto quello che ci aspetta.

E poi c’è quella frase.

“A settembre…”

A settembre mi organizzo, a settembre ricomincio ad allenarmi, a settembre sistemo quella cosa, a settembre cambio abitudini.

Una frase che, più o meno, iniziamo a pronunciare già a luglio. Poi Settembre arriva davvero.

Le scuole non sono più un miraggio lontano, soprattutto per chi ha figli, le agende tornano a riempirsi e cominciamo a ragionare sull’organizzazione dell’autunno, e in mezzo alla lista infinita di cose da fare compare inevitabilmente anche lei: la casa.

Ognuno di noi ha il suo “pensiero”: quella cosa che dobbiamo riparare da mesi, oppure le lenzuola nuove da comprare, 
il bagno da ridipingere, almeno nel mio caso! La lavanderia da riorganizzare perché magari riusciamo finalmente a risparmiare dieci minuti ogni mattina. Insomma… rientriamo e improvvisamente vorremmo sistemare tutto.

Ma prima di partire con trapani, scatole, contenitori e liste su Amazon, fermiamoci un attimo. La casa non deve essere un altro progetto da completare, vi sarete accorti che spesso c’è una cosa che il rientro rende molto evidente, che trattiamo la casa esattamente come trattiamo il resto della nostra vita.

Come una successione di task: sistemare il ripostiglio, cambiare il divano, comprare una lampada, fare decluttering, organizzare meglio l’ingresso. Tutte cose utili e corrette naturalmente, ma la cosa che mi interessa di più, e alla quale dovremmo tutti prestare più attenzione è come vogliamo sentirci dentro casa nei prossimi mesi.

Devo confessare che anche io ogni tanto casco nella trappola che se, ad esempio, la lavanderia è perfettamente organizzata starò meglio e sarò più veloce nelle mie attività, ma poi continuo a vivere di corsa. Possiamo comprare nuovi contenitori e continuare ad avere una sensazione di confusione, ridipingere una stanza senza chiederci che cosa vogliamo realmente ottenere da quello spazio.

Ed è proprio su questo che ho riflettuto molto durante le mie vacanze.

Un agosto tra Norvegia e Danimarca

Lo ammetto: uno degli obiettivi era trovare un po’ di fresco. Ma, deformazione professionale, ne ho approfittato anche per osservare come si vive la casa nel Nord Europa.

Ho cambiato diverse abitazioni, soprattutto Airbnb, e mi sono ritrovata a curiosare ed osservare continuamente la disposizione degli ambienti, le finestre, le luci, materiali, terrazzi, cucine, insomma sui piccoli rituali domestici, e devo dire che sono rimasta molto affascinata

Ora non voglio dire che vivono meglio di noi e che dovremmo trasferirci tutti in Scandinavia. La differenza che abbiamo di clima, di cultura, di abitudini incide tantissimo sul rapporto che abbiamo con il nostro spazio

Eppure qualcosa mi sono portata a casa, più che delle soluzioni estetiche, un modo di pensare lo spazio, nonostante queste differenze.

Il loro Live Motive è riempire meno e abitare di più

Una delle sensazioni che ho percepito più spesso entrando nelle case è stata quella di uno spazio che non cercava continuamente di dimostrare qualcosa. Non erano necessariamente case minimaliste, a volte anche disordinate ahimè, ma erano ambienti nei quali sembra esserci spazio anche per il vuoto.

Questa è una differenza importante, perché noi, invece, siamo molto bravi a pensare a cosa aggiungere: un mobile, un quadro, un oggetto decorativo, un nuovo contenitore, e molto meno bravi a chiederci se quello spazio abbia invece bisogno di respirare.

Il vuoto, in una casa, non è necessariamente qualcosa da riempire, può essere una pausa visiva, facilitare i movimenti, rendere più leggibile una stanza, e soprattutto può alleggerire la quantità di stimoli che riceviamo continuamente.

Una casa che sostiene il nostro benessere non deve essere una casa vuota, ma deve essere una casa nella quale riusciamo a capire facilmente dove guardare, dove muoverci e dove fermarci.

Una luce non serve soltanto per vedere

Un altro elemento che mi ha colpito è stato il rapporto con la luce, ovvio lo so in quei paesi hanno tantissima o pochissima luce a seconda della stagione, il loro rapporto con la luce è condizionato da stagioni molto diverse dalle nostre, ma il principio possiamo portarlo anche nelle nostre case.

In tutte le case che ho abitato, ho trovato lampade o candele sulla soglia della finestra, punti luce bassi, e piccole illuminazioni distribuite nelle stanze, è una luce meno “funzionale” ma capace di creare atmosfera.

Siamo sinceri non abbiamo sempre bisogno di accendere il lampadario centrale come se dovessimo interrogare qualcuno.

Una lampada vicino al divano, una luce calda su una mensola, un punto luce accanto a una finestra possono cambiare completamente la percezione di un ambiente, l’illuminazione domestica influenza il modo in cui viviamo uno spazio, ma anche il ritmo con cui attraversiamo la giornata. Ad esempio una luce può dirci “qui si lavora”, oppure “qui puoi rallentare” dopo una giornata faticosa

La casa può suggerirci un ritmo

Vivendo e osservando le loro case, con le dovute differenze con i principi del Feng Shui, mi sono resa conto che alcuni concetti hanno una correlazione, o almeno io l’ho voluta leggere così, ed è che lo spazio non è soltanto lo sfondo delle nostre giornate, le può facilitare o ostacolare, a volte addirittura le può dirigere.

Se appena entriamo in casa non abbiamo un posto dove appoggiare borsa e chiavi, ogni rientro genera un piccolo momento di disordine.

Se per preparare la colazione dobbiamo spostare cinque cose, iniziamo la giornata con una microfrizione.

Se il tavolo sul quale mangiamo è anche ufficio, deposito, zona compiti e archivio, il nostro cervello farà più fatica a capire quando il lavoro è davvero terminato, sono dettagli, ma una giornata e la vita è fatta in gran parte di dettagli ripetuti.

Quindi organizzare la casa per stare meglio diventa qualcosa di molto diverso dal semplice riordino, significa progettare lo spazio intorno alla vita che vogliamo vivere.

Prima di comprare qualcosa, osserva come vivi

Settembre potrebbe essere il momento giusto non tanto per rivoluzionare casa, quanto per osservarla.

Per qualche giorno proviamo a fare attenzione ai piccoli attriti quotidiani, dove si accumulano sempre gli oggetti, quale stanza evitiamo di mettere in ordine, qual è il punto della casa nel quale ci rilassiamo davvero ( il mio è il bagno), ma soprattutto è ora di chiederci se la nostra casa sostiene la routine che stiamo cercando di costruire oppure ce la rende più complicata

Le risposte possono suggerire interventi molto più interessanti dell’ennesimo acquisto fatto sull’onda dell’entusiasmo da rientro.

Potremmo scoprire che non serve cambiare il mobile dell’ingresso, ma che basta liberarne la metà, che non ci serve una nuova scrivania, ma una posizione diversa, che la camera da letto non ha bisogno di essere completamente ridipinta, ma ha solo bisogno di meno stimoli.

O magari, come me, scoprirai che quel bagno va davvero ridipinto, e va bene anche quello.

Il vero “a settembre” potrebbe iniziare dallo spazio

Settembre ha qualcosa di particolare. Gennaio è l’inizio ufficiale dell’anno, ma settembre, nella nostra percezione, assomiglia spesso molto di più a una ripartenza. Cambiano i ritmi, torna il lavoro a pieno regime, ricomincia la scuola e trascorriamo progressivamente più tempo negli ambienti interni, casa o ufficio che sia.

Per questo è un buon momento per domandarci non soltanto cosa dobbiamo sistemare in casa, ma quale ruolo vogliamo che la nostra casa abbia nei mesi che arrivano.

La riflessione più interessante che mi sono portata a casa dietro dal mio viaggio in Nord Europa è che serve capire meglio quali cose, quali spazi e quali abitudini ci aiutano davvero a vivere bene.

secondo me questo è il punto da cui ripartire, a Settembre.

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