Casa e Riposo: quello che ci portiamo a letto ogni Sera

Ci sono giornate che non finiscono quando chiudiamo il computer.
 Continuano a seguirci anche dopo, mentre prepariamo la cena, mentre rispondiamo a un messaggio dal divano, mentre raccogliamo una tazza lasciata fuori posto o attraversiamo la casa con quella sensazione sottile di avere ancora qualcosa da sistemare.

Non sempre si tratta di cose concrete.
 A volte sono pensieri, parole non dette, risposte non arrivate.
Una conversazione rimasta sospesa, oppure un fastidio piccolo.

La casa in certi momenti diventa il luogo in cui appoggiamo tutto:
 le borse all’ingresso, le scarpe tolte in fretta, 
i vestiti. Ma anche le tensioni del giorno, le aspettative, il bisogno di essere all’altezza, la fatica di restare disponibili, lucidi, presenti, composti.

E poi arriva la sera, 
la parte più intima della giornata, quella in cui, almeno in teoria, dovremmo smettere di funzionare e cominciare semplicemente a stare. Eppure non sempre succede.

Vi capita mai di sentire che il corpo chiede riposo ma la mente non riesce a spegnersi?

A me capita di sedermi finalmente sul divano, scegliere una serie da guardare, e improvvisamente mi scendono le lacrime, non perché sono triste oppure ho avuto una brutta discussione, No, semplicemente perché il mio corpo e la mia testa in quel momento non stanno andando all’unisono. Dentro di me qualcosa continua a muoversi.

Il corpo vorrebbe rallentare, la mente no.
Il corpo vorrebbe silenzio, la mente ripassa la giornata.
Il corpo vorrebbe lasciarsi andare, la mente tiene aperti tutti i file.

In quei momenti la nostra casa ci bussa sulla spalla piano piano per farci sentire come stiamo.

Il momento in cui la nostra casa ci dice come stiamo

Ho sempre pensato che ci siano momenti della giornata in cui la casa ci racconta la verità con più precisione di quanto sappiamo fare noi.

La mattina, per esempio, ci dice come iniziamo.
L’ingresso ci dice come usciamo nel mondo.
La cucina racconta molto del nostro modo di nutrirci, non solo di cibo.
Il soggiorno parla delle nostre relazioni, delle presenze, delle assenze, delle abitudini condivise.

La nostra camera da letto la sera, invece, ha una voce diversa, è più bassa e tremendamente onesta; perché in camera da letto ci arriviamo senza armatura, quando abbiamo già dato molto, con il viso più vero, con il corpo meno controllato, con i pensieri che non hanno più voglia di stare in ordine.

E forse proprio per questo la camera da letto è più di una semplice stanza, è il luogo in cui depositiamo ciò che resta di noi a fine giornata.

Il bisogno di essere lasciati in pace, ma anche 
Il desiderio di vicinanza. La nostra camera da letto in questo può aiutarci o ostacolarci

Space Clearing e Feng Shui: fare spazio al riposo

Proprio qui si inserisce un tema che mi sta molto a cuore e a cui ho dedicato un'intera puntata del mio podcast "Hai detto Feng Shui". Nell'episodio sullo Space Clearing parlo proprio di questo: prima ancora di riorganizzare o arredare, la camera da letto ha bisogno di essere liberata.

Lo Space Clearing non è semplice decluttering. È una pratica di pulizia energetica che aiuta a rimuovere ciò che è stagnante, ciò che si è accumulato senza che ce ne accorgessimo, ciò che continua a parlarci anche quando vorremmo solo silenzio. Nella camera da letto questo passaggio è essenziale: gli oggetti in sospeso, i vestiti mai sistemati, le superfici sovraccariche tengono la mente in uno stato di allerta continuo e ostacolano il riposo.

Se non l'hai ancora ascoltata, ti consiglio di recuperare quella puntata: ti guido passo passo in un rituale di armonizzazione dello spazio che puoi fare subito, senza stravolgere nulla.



Quando la sera non riesce a finire: i segnali di una camera che non ci fa riposare

Ci sono camere da letto belle, curate, anche esteticamente piacevoli, che però non fanno riposare, non c’è qualcosa di “sbagliato” in senso assoluto, è solo che il corpo le percepisce ancora troppo accese.

Una luce troppo forte, il comodino pieno, il telefono accanto al cuscino, i 
cavi in vista.
.. haia 
uno specchio che rimanda movimento, e il monumento nazionale dei vestiti appoggiati sulla sedia

Sono dettagli piccoli, lo so, presi uno per uno sembrano quasi innocui, infatti spesso li ignoriamo.

Ci diciamo: “domani sistemo,”
“non è questo il problema”
,“sono solo due cose fuori posto”
,“è normale, la casa si vive”

Ed è vero, la casa si vive, non credo nelle case perfette, immobili, senza tracce. Non mi interessano gli spazi che sembrano pronti per una fotografia ma incapaci di accogliere la vita vera.

Però credo anche che ci sia una differenza sottile tra una casa vissuta e una casa satura che ci tiene costantemente in uno stato di sollecitazione.

Una casa vissuta racconta.
Una casa satura chiede attenzione, decisioni, energia, insomma chiede di essere sistemata!

E la sera, quando arriviamo in camera da letto, questa richiesta può diventare pesante, perché magari siamo già state richiesti da tutto e da tutti per l’intera giornata.

Cosa chiediamo davvero al riposo (più del semplice dormire)

A volte penso che quando diciamo “ho bisogno di dormire”, in realtà stiamo dicendo molto di più.

Stiamo dicendo: ho bisogno di non rispondere, di non essere efficiente, di non essere utile.
Ho bisogno di non essere brillante, gentile, disponibile, organizzata/o.

Ho bisogno di tornare a una forma più semplice di me.

Il riposo profondo non riguarda solo il sonno, riguarda anche il permesso di abbassare la guardia.

E questo permesso non ce lo dà solo la nostra volontà, può darcelo anche l’ambiente in cui ci troviamo: attraverso la luce, la posizione del letto, la qualità dei tessuti, il modo in cui sono organizzate le superfici, la presenza o meno di stimoli visivi, il senso di protezione che percepiamo appena entriamo nella stanza.

Il corpo legge tutto: legge prima ancora che noi formuliamo un pensiero.Legge se il letto è stabile o sacrificato, se la luce è morbida o aggressiva, se gli oggetti intorno parlano ancora il linguaggio del giorno, legge se lo spazio dice “puoi lasciarti andare” oppure “resta ancora un po’ in controllo”.

E noi, spesso, pensiamo di non accorgercene.
Ma ce ne accorgiamo eccome.

Ce ne accorgiamo quando ci giriamo nel letto anche se siamo stanchi.
Quando prendiamo il telefono senza volerlo davvero.
Quando il corpo è sdraiato, ma una parte di noi è ancora in piedi.

La camera da letto come luogo di ritorno

Per me una camera da letto dovrebbe essere, prima di tutto, un luogo di ritorno.

Non una stanza da mostrare che deve dimostrare gusto, una composizione perfetta di arredi, tessuti e colori.

Una camera da letto accogliente dovrebbe essere il punto in cui la casa abbassa la voce.

Dovrebbe dirci: sei arrivata/o, ben tornata/o, ora 
puoi smettere di fare, puoi lasciare il giorno fuori dalla porta.

E questa qualità non nasce necessariamente da grandi cambiamenti.
Anzi, spesso nasce da gesti minimi, come abbassare una luce troppo forte, 
liberare il comodino da ciò che appartiene al giorno.


Scegliere lenzuola che il corpo riconosce come piacevoli, allontanare il telefono, 
aprire la finestra per qualche minuto. Insomma lasciare che il letto torni a essere il centro calmo della stanza.

Non sto dicendo di creare una stanza perfetta ma di creare una stanza più gentile, un’ alleata del tuo riposo.

Il piccolo rituale della sera

C’è una cosa che amo molto dei rituali domestici: non devono essere solenni per funzionare.

Non serve trasformare ogni sera in una cerimonia, accendere incensi, preparare tisane scenografiche o diventare persone improvvisamente zen.

A volte un rituale è molto più semplice: spegnere una luce e accenderne una più morbida, togliere dal comodino ciò che non serve alla notte, piegare due vestiti, non per dovere, ma per non ritrovarli lì a guardarci mentre proviamo a dormire.
 Chiudere il telefono un po’ prima.
 È entrare in camera da letto come si entra in un luogo che merita rispetto.

Non perché sia sacro in senso astratto.
Ma perché custodisce una parte vulnerabile di noi.

Quella che dorme, quella che sogna, che si sveglia nel cuore della notte e che resta in silenzio a guardare il soffitto, e che al mattino ricomincia, sempre.

Secondo me prendersi cura della camera da letto significa anche prendersi cura di quella parte lì di noi, di quella che ha bisogno di essere sostenuta senza fare rumore.

Una casa che sa abbassare la voce

Mi piace pensare che una casa davvero abitata non sia solo una casa bella, ordinata o coerente.
È una casa che sa cambiare tono insieme a noi, al mattino ci accompagna fuori, durante il giorno ci sostiene e 
la sera ci protegge.

E la camera da letto è forse il luogo in cui questa qualità diventa più evidente, possiamo anche scegliere il copriletto perfetto, la palette elegante, il comodino giusto, 
ma se la stanza non restituisce calma, il corpo lo sente.

Il vero lusso, oggi, forse è proprio questo: entrare in una camera da letto che non chiede nulla.

Una stanza che non ci ricorda tutto ciò che manca, che non ci riporta continuamente al lavoro, al controllo, alle cose da fare;mi piace pensarla come una stanza che non alza la voce per farsi notare.

Una stanza che ci permette semplicemente di dormire non solo perché siamo stanchi, ma perché finalmente ci sentiamo abbastanza al sicuro da poterci lasciare andare.

Da dove cominciare per trasformare la camera da letto

Se senti che la tua camera da letto non ti accompagna davvero verso il riposo, non partire dall’idea di doverla rivoluzionare.

Parti da una domanda più semplice: che cosa mi chiede questa stanza quando entro?

Mi chiede attenzione?
Mi chiede ordine?
Mi chiede di ricordare qualcosa?
Mi chiede di restare attivo/a?oppure mi permette di abbassare?

A volte basta osservare.

Guardare la luce, il comodino, la posizione del letto, gli oggetti che restano in vista, le lenzuola che tocchiamo ogni sera.
La sensazione che proviamo appena entriamo.

Non per giudicare, 
ma per ascoltare. La casa parla piano, ma quando impariamo ad ascoltarla, ci accorgiamo che ci stava solo mostrando dove avevamo bisogno di più cura.


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Casa, concentrazione e Feng Shui: 3 cambiamenti per ritrovare energia e chiarezza mentale

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Casa e cambiamento: nuovi equilibri, nuovi spazi, nuovo benessere